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Bomarzo, un Re senza sudditi

Di Daniela Proietti

11 agosto 2019

Visto dall’alto, Bomarzo, ha una forma allungata che si protende a nord verso una verdissima e fitta boscaglia, interrotta qua e là dalle grigie rocce di peperino. Ad est la valle mostra in tutto il suo romantico splendore il borgo di Mugnano, e ad ovest, in basso, il noto e frequentato Parco dei Mostri, anch’esso immerso nel verde del Sacro Bosco. 

Il paese, che conta quasi 1800 abitanti, si sviluppa su tre diverse zone: una moderna, il centro storico e il borgo. Abbiamo iniziato la nostra breve visita proprio da quest’ultimo.  Il sole non era ancora alto e il parcheggio sottostante il maestoso Palazzo Orsini era gremito. 

La strada per raggiungere la porta principale, che dà la possibilità ai pedoni di accedere al “dentro”, nome con cui viene contraddistinta la parte vecchia dalla popolazione, reca in alto un’incisione riguardante il marchio “in hoc signo vinces”, il monogramma di Cristo, che ricorda la ruota cosmica degli emblemi solari egizi, usato, tradizionalmente, come simbolo cristiano.

Il parapetto, decisamente basso, apre la vista sul magnifico panorama in cui la Valle del Tevere va a congiungersi, con un delicato bacio ideale, alla dorsale appenninica.

Passeggiare senza una meta precisa tra le viuzze, è compiere un’esperienza di pace assoluta, dove la mancanza di rumore non è interrotta se non dal passo felpato di qualche gatto o dalle movenze altrettanto vellutate dei pochi residenti. Scarse sono le abitazioni abbandonate, così come basso è il numero di quelle occupate da coloro che sono nati nel paese. La maggior parte delle costruzioni, difatti, è stata acquistata da forestieri con il desiderio di trascorrere qualche giorno di tranquillità agevolati da un clima piacevole. 

Bomarzo (Polimartium, che starebbe a significare Città di Marte), è appoggiato su uno sperone in peperino a circa 280 mt slm, condizione, questa, che favorisce la ventilazione anche nelle giornate più torride. 

Appena dentro il borgo, sul lato sinistro, un vicolo va a perdersi nell’oscurità, donando al posto un’aria surreale come se ci si trovasse all’interno di un fortino militare abbandonato. Più avanti, superato il Municipio, ci siamo inoltrati   nelle strette vie tanto simili alla vicina Vitorchiano. In alcuni punti la pavimentazione in selce, il cui colore poco si discosta da quello delle facciate, è accompagnata lateralmente da pietre di fiume, certamente provenienti dalle sponde del vicino Tevere.

E’ strano, per i primi dieci minuti, nonostante la nostra vista sia appagata dal panorama che comprende, sul lato occidentale, Montefiascone e Grotte Santo Stefano, non abbiamo incontrato alcuna persona o animale. Questa situazione ci fa ha fatto riflettere molto. Com’è possibile che un luogo così caratteristico non preveda neanche un negozio o un bar? 

Bomarzo non è un centro tagliato fuori dalle arterie principali, tutt’altro. Per raggiungere il casello autostradale di Attigliano, coloro che provengono da Viterbo o, viceversa, chi volesse recarsi nel capoluogo della Tuscia, dopo aver abbandonato l’A1, devono obbligatoriamente attraversare il paese. Vivacizzare il centro creando delle attrazioni, magari sul modello delle medine arabe, in cui i protagonisti sono i piccoli negozi o le botteghe artigianali, sebbene aperti soltanto nel fine settimana o in determinati periodi, potrebbe portare un po’ di vita all’interno di questo labirinto di vie in peperino. 

Non è escluso che possa addurre un po’ di scompiglio tra i residenti, anche se le persone con cui abbiamo avuto il piacere di conversare, ci sono sembrate di tutt’altro avviso.

Proseguendo il nostro giro, attirati da un leggero vocio, ci siamo diretti verso due signori che sedevano al di fuori della propria abitazione. Piero e la fiorentina Maria Rosa, ci hanno confermato che il borgo di Bomarzo è in sofferenza e che non viene assolutamente valorizzato come invece meriterebbe. La signora, in particolare, ha evidenziato come le abitazioni più prestigiose per quel che riguarda la posizione, siano state acquistate da stranieri, in particolare inglesi, francesi, tedeschi, greci e statunitensi. Ciò significa che la permanenza degli occupanti non è assicurata per l’intero anno, lasciando, così, il centro storico spopolato. Salutando la simpatica coppia, che ci ha rimproverati di non aver accettato un buon caffè, abbiamo chiesto una ricetta per farlo rinascere agli antichi splendori, e loro, giustamente, hanno auspicato un maggiore impegno da parte dei giovani che, eccezion fatta per alcuni, preferiscono andarsene in centri più popolosi.

Ogni palazzetto possiede delle caratteristiche scalinate esterne che conducono al piano superiore. Non è difficile notare come la pedata sia concava, segno portato dall’usura del tempo. 

Dal piano alto di uno di questi palazzetti, abbiamo visto sporgersi Erika, emiliana di padre bomarzese, che ama trascorrere le proprie ferie nel centro del viterbese. Anche lei, seppure dicendosi molto legata alla terra laziale, ha riconosciuto delle mancanze. Ci ha parlato del cinquecentesco Palazzo Orsini, edificato dall’architetto Baldassarre Peruzzi sulla parte restante del vecchio castello che, dall’alto, dominava la cittadina, e di come sia sottovalutato nonostante i secoli di memoria che serba con sé. Il palazzo, difatti, è passato in diverse mani, tra cui quelle dei Lante della Rovere e della famiglia Farnese che, rispettivamente, donarono allo stabile opere quali un grande affresco di Lorenzo Berrettini, figlio di Pietro da Cortona e delle vedute, sempre affrescate dei castelli di Mugnano, Chia ed Attigliano. 

Gli interni, attualmente, si presentano spogli e polverosi, mentre degli elementi di altissimo valore storico come le scuderie e le cantine, nelle quali vi sarebbero incise sulle colonne croci risalenti all’epoca preromanica, talvolta vengono dimenticate durante le visite guidate che si svolgono a palazzo. 

Esisterebbe, dunque, una Bomarzo sotterranea? Abbiamo chiesto a diverse persone, e ciascuna di esse ci ha dato una versione dissimile. C’è addirittura chi indica nei tunnel ora inaccessibili una via di fuga che partiva dal palazzo ed arrivava al Parco dei Mostri. Alcuni residenti, in passato, si sono avventurati lungo gli anfratti cavernosi equipaggiati con candele per rendersi conto dell’eventuale assenza di ossigeno e, sfortunatamente, sono dovuti tornare indietro proprio per la mancanza di condizioni necessarie alla buona riuscita dell’esplorazione.  

Sempre la nostra amica bolognese, ha messo in luce come la valle, a dispetto dell’abitato, sia conosciuta e sfruttata grazie alle escursioni e alle visite guidate che vi vengono organizzate. 

Quasi al termine del nostro cammino tra gli stretti vicoli color antracite, la quiete è stata squarciata da una bellissima canzone d’amore anni ’60: dinanzi a noi sono apparsi quattro ragazzi belli e abbronzati, con gli occhi carichi dell’entusiasmo che si può avere soltanto quando si è molto giovani. Le ragazze avevano posizionato una cassa audio sulla balaustra della scala che introduce al Duomo, dedicato a Santa Maria Assunta, all’interno del quale sono conservate le reliquie di Sant’Anselmo, il patrono del paese: stavano preparando per “un fantastico matrimonio”, al quale ci hanno persino invitati… in quel momento, una ventata di freschezza, ha rotto l’eccessiva seriosità del borgo. 

Quando ce ne stavamo per andare, ci siamo imbattuti nello stabile del Municipio e, con un colpo di fortuna, siamo riusciti anche ad essere ricevuti dal Sindaco Ivo Cialdea, che ci ha concesso un po’ del proprio tempo sulla bellissima terrazza del suo ufficio, dalla quale si gode l’affascinante visione del centro abitato. 

Il primo cittadino, consapevole dell’enorme potenziale offerto dal territorio da lui amministrato, ha illustrato le difficoltà che si potrebbero incontrare nella ristrutturazione e valorizzazione di monumenti storici e palazzi dovute alla scarsità di fondi (si parla di far entrare Palazzo Orsini nel circuito del FAI). 

Si discute di centro storico e del suo attuale spopolamento. Il sindaco ha ricordato che in esso, fino a qualche anno fa, erano presenti tre negozi di generi alimentari. Le attività si sono via via spostate verso la parte nuova del paese. Attualmente, sembrerebbe che vi sia un ritorno verso la zona vecchia, ben tenuta grazie alla buona volontà dei residenti, affermazione che il sindaco Cialdea ha tenuto a sottolineare. Dalla terrazza su cui ci siamo trovati a conversare, si scorge una particolarissima chiesa a pianta ottagonale, appartenente alla famiglia Bettini, proprietaria anche del Parco dei Mostri dal 1968 (fino agli anni ’60, si poteva accedere liberamente ai giardini ornati dalle spettacolari installazioni in peperino), che viene aperta concessa al culto una volta all’anno.

 La nostra chiacchierata si è conclusa passando in rassegna gli appuntamenti, principalmente a sfondo culturale, che si terranno a Bomarzo. Si va dalla “Notte Bianca della Lettura”, appena svolta, alla prossima partecipazione ai “Borghi della lettura” di cui il paese sarà protagonista (primo nella regione Lazio) nella metà del mese di settembre, fino ad arrivare al Palio di Sant’Anselmo e alla Sagra del Biscotto, che si svolgono, ogni anno, in aprile.

Cialdea ha ricordato l’associazione Archeoparco Bomarzo, nella figura del signor Giovanni Lamoratta, che ha come scopo la valorizzazione del territorio ed ha costituito una rete tra i comuni di Bomarzo, Soriano, Bassano in Teverina e Orte e che organizza escursioni alla scoperta dei tesori di questo fazzoletto di terra incastonato nella Valle del Tevere.

Congedati dal sindaco e ci siamo diretti verso gli ulteriori gioielli, che negli ultimi anni stanno ottenendo sempre più consensi: il Sacro Bosco e la Piramide Etrusca.

Le nostre visite sono state piuttosto veloci e forse irrispettose data la particolarità del sito. Facciamo in tempo, però, ad emozionarci di fronte alle enormi sculture in peperino che a partire dalla metà del XVI secolo il principe Francesco Orsini, detto Vicino, volle realizzare su progetto dell’architetto Pirro Ligorio. In questo parco, detto anche Villa delle Meraviglie, acqua, vegetazione e roccia convivono in perfetta armonia. Orchi, draghi, sfingi, sirene, tartarughe ed elefanti, si alternano a personaggi mitologici quali Proserpina e Ercole. E’ possibile ammirare anche un tempietto sostenuto da colonne doriche dedicato a Giulia Farnese.

Uscendo dal parco, ci siamo avviati verso la strada che ci avrebbe condotto nuovamente a Viterbo e, appena fuori il paese, ci siamo inoltrati per una via di campagna, ai lati della quale abbiamo osservato dei noccioleti, colture sempre più diffuse nella nostra provincia. Superando un fondo piuttosto sconnesso, e compiendo un tratto di strada a piedi siamo arrivati a quella piramide, alta circa quindici metri, che fino a poco meno vent’anni fa non era ancora stata scoperta. La particolarità è data da una scalinata di ventisei gradini di diversa larghezza. Secondo le ipotesi formulate da archeologi e studiosi, sembrerebbe che tale monolite abbia avuto funzioni rituali. 

Abbiamo lascito questo territorio, fatto di roccia e di verde, auspicando che possa presto risorgere e che i turisti, attirati dal pubblicizzato e conosciuto Parco dei Mostri, facciano visita al borgo che, siamo sicuri, con l’impegno dei cittadini e delle istituzioni, sarà in grado di rinascere e riacquisire la lucentezza che lo faceva risplendere quando le importanti casate nobiliari se ne prendevano cura.

L’appagamento nell'aver letto un altro capitolo del nutrito libro della Valle del Tevere, si unisce alla malinconia data dalla consapevolezza di esser quasi arrivati alle ultime pagine.

 

 

INIZIAMO CON IL MERAVIGLIOSO BORGO DI VITORCHIANO

(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/vitorchiano-un-altro-borgo-da-visitare-tra-storia-fascino-e-tradizioni_2154.htm

 PER POI PASSARE AL BORGO DI ROCCALVECCE CON IL SUO CASTELLO DEGNO DI LUNGHE E APPROFONDITE VISITE

 (LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/il-gioiello-sulla-via-teverina-che-attende-di-essere-scoperto-roccalvecce_2079.htm

 E COME NON VISITARE IL BORGO DI SANT'ANGELO CON I SUOI DISEGNI CHE CI RICORDANO LE FIABE!

 (LINK DI SEGUITO)  http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/santangelo-arte-e-murales-ci-sono-ora-bisogna-dirlo-ai-turisti_2058.htm?fbclid=IwAR1u9V0dixKinc8HdKli_ybdXmm8juYYED7zpaSClAtZ3tvAbPFhkwSIrPQ

SIPICCIANO, LA GLORIA DEI BAGLIONI

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LA FORTEZZA DI GRAFFIGNANO, INTRODUCE AL PICCOLO E CURATO BORGO CON AFFACCIO SULLA MACCHIA

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LA SORPRESA DI UN BORGO FANTASTICO: CIVITELLA D'AGLIANO

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SAN MICHELE IN TEVERINA, UNA TERRAZZZA SULLA VALLE DEI CALANCHI

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 UNA TORRE NELLA TORRE ED UN MAGNIFICO BORGO A BASSANO IN TEVERINA

(LINK DI SEGUITO)   http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/bassano-in-teverina-la-torre-nella-torre-che-guarda-al-borgo_2426.htm?fbclid=IwAR2qTxLnujAgpZeUMwG8ax1ETwEj1B4yq5S-pvuCd2cWoSfRreK2XTNq5fA

IL CALORE E LA TRADIZIONE A CASTIGLIONE IN TEVERINA 

(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/castiglione-in-teverina-brindisi-e-sorrisi_2460.htm?fbclid=IwAR2dC9R0RNPTncuxHWj7X0ZE_90YfoBwRNqNdwiwE0ftnmYFVzDl8OPww5Q

ARTE, STORIA E TRADIZIONE NEL CASTELLO DI MONTECALVELLO, CON UNA GUIDA D’ECCEZIONE

(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/montecalvello-un-conte-un-castello-un-borgo-e-giotto_2525.htm?fbclid=IwAR2COCBTFVjKeD4-ZNlz0gYnZX7mFCxUxlnv_FJuvLxx9-6TACI2tYNH9nA

MUGNANO IN TEVERINA: SILENZI E CULTURA

(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/mugnano-in-teverina-il-borgo-adagiato-sulla-nebbia_2579.htm

UNO SPERONE DI TUFO NELLA VALLE DEI CALANCHI: LUBRIANO

(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/lubriano-gli-occhi-sulla-valle-dei-calanchi_2621.htm

Civita di Bagnoregio, la Regina dell'alto Lazio

http://www.viterbox.it/rubriche/viterbo-civica_14/civita-di-bagnoregio-la-regina-dellalto-lazio_2661.htm?fbclid=IwAR2McWA7a1LbyKuW0Zai7zBtWejMmA8McIxYeNn4V7ObbTRtwNwYEe6n2Ww

 

(PS. Un grazie particolare all'autore anonimo della foto con i cavalli in corsa e dalla bocca del Parco dei Mostri, sarà nostra premura menzionarli appena sappiamo chi sono)

 

 

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