di Daniela Proietti
11 maggio 2019
“I giovani del posto non si rassegnano allo svuotamento del paese. Fino a qualche decennio fa, Sant’Angelo contava più di settecento persone, oggi va poco oltre il centinaio”. Questo è quanto afferma una signora del posto che ci ha guidati alla scoperta del paese delle fiabe.
A poco più di venti chilometri a nord est da Viterbo, sorge l’abitato di Sant’Angelo, l’ultima frazione appartenente al territorio del comune.
Posto su una rocca, come tanti dei paesi della Tuscia e non solo, Sant’Angelo è un intrigato insieme di vie e saliscendi, che si snodano tra case piuttosto modeste, almeno in apparenza. Molte delle abitazioni sono disabitate, in vendita oppure occupate soltanto nelle stagione estiva da persone in cerca di tranquillità.
Per combattere la desolazione e l’abbandono del paesino, aggravato anche dalla chiusura della scuola, un gruppo di ragazzi ha dato vita ad un’associazione, l’A.C.A.S., che sta svolgendo un’opera di straordinaria trasformazione del paesaggio.
Al momento sono stati realizzati tredici murales, di cui uno in fase di completamento: il progetto ne prevede trenta.
L’impatto visivo è veramente forte, i colori vivaci rallegrano e donano al borgo un’allure inusuale, tipica dei paesi del Nord Europa.
Coloro che mettono a disposizione la facciata della propria casa, senza scegliere il soggetto che verrà dipinto, ottengono una ristrutturazione gratuita. Chi, invece, chiede che venga illustrata una storia in particolare, deve provvedere alla spese.
I personaggi raffigurati, oltre ad un suggestivo Don Chisciotte, sono i protagonisti delle fiabe più note. Si va da un enorme cigno, ex Brutto Anatroccolo, alla coloratissima casina dei fratellini Hansel e Gretel, da un prato con gnomi tra i funghetti, ad una malinconica Piccola Fiammiferaia. Un biondo, come è normale che sia Piccolo Principe tra i suoi giochi, osserva i bambini che gli stanno di fronte, col rammarico di possedere, tanto ma non gli amici. Alice nel paese delle meraviglie, guarda la piazza insieme al suo Bianconiglio, mentre l’orologio segna le 11:27, orario in cui il dipinto è stato terminato.
Tra fate e personaggi vari senza volto, nel murales “C’era una volta”, si giunge al protagonista assoluto, la creatura uscita dalla penna dello scrittore fiorentino Carlo Lorenzini, in arte Collodi, Pinocchio. La storia è stata rappresentata da un disegnatore zelante su delle mattonelle affisse al muro di una casa, di fronte ad una grande piazza con belvedere che sarà intitolata proprio a Carlo Collodi. Sempre intorno alla piazza, un Pinocchio che si rifiuta di raccogliere dei libri e un murales, finanziato da un’azienda vinicola, che rappresenta la fiaba di Andersen “Il collo di bottiglia”. Poco oltre, invece, lo sguardo si apre su un gigantesco Pinocchio che sorregge uno stilizzato borgo di Civita di Bagnoregio, sponsorizzato proprio dal Comune di Bagnoregio.
Questa favola di paese, però, ha qualche nota stonata e che non dipende certo dagli abitanti i quali, anzi, si stanno sforzando per fare la propria parte. La cittadinanza, difatti, nel rispetto delle opere, sta cercando di mantenere un alto livello di decoro pubblico.
Ai lati delle strade, non perfettamente asfaltate, è visibile una vegetazione spontanea e non impeccabile. In alcuni punti la pavimentazione è sconnessa e ci sono diverse buche. Mancano molti servizi di base che invece dovrebbero essere messi a disposizione della popolazione e dei turisti, che durante i fine settimana e i giorni festivi arrivano numerosi.
E’ necessario che l’amministrazione intervenga affinché questo gioiello che sta nascendo, possa risplendere ogni giorno di più.
E perché non iniziare a fare la stessa cosa nel capoluogo, magari variando il tema dei murales? Il luogo destinato alla realizzazione potrebbe essere la grigia Circonvallazione Almirante, che cinge parte dell’abitato viterbese e vede passare ogni giorno migliaia di automobilisti, oppure un quartiere periferico, in modo che possa acquisire personalità.