di Daniela Proietti
Il gran caldo, arrivato dopo un maggio eccezionalmente piovoso, si faceva sentire mentre scendevamo lungo la discesa che da San Gorgonio porta a Piazza Castello, sede di Palazzo Montholon.
Per giungere al piccolo borgo di San Michele in Teverina, abbiamo seguito nuovamente la strada provinciale omonima e, una volta superato il suggestivo Bosco della Carbonara, in territorio bagnorese, abbiamo svoltato al bivio per Vetriolo.
Il paesino, che conta quasi 500 abitanti, sorge alto sul livello del mare, a 459 mt e gode dello splendido panorama offerto dalla Valle dei Calanchi.
La strada per San Michele attraversa una grande piazza in cui si trovano un edificio scolastico, l’ufficio postale ed un bar, luogo di ritrovo degli uomini del paese.
Le piccole frazioni, specialmente quelle tagliate fuori dalle vie di maggior traffico, conservano ancora il profumo che sentivo nelle domeniche della mia infanzia, quando il pomeriggio si andava girando per la provincia, o per sagre, o per andare a trovare qualche amico.
Il tratto di strada che conduce alla frazione di Civitella d’Agliano, si snoda tra la valle boscosa del Rio Chiaro o Capita e la Valle dei Calanchi.
Una traversa conduce al piccolo villaggio di Voltarina (vedi le ultime 4 foto per cui ringraziamo Carlo Caprio), completamente disabitato. In passato, al contrario, era vivo e pulsante. Vi risiedevano gli operai impegnati nelle cave abbandonate nel 1700 e quelli della fornace, ancora visibile, edificata nel XVII secolo. I Vetriolesi ne conservano tutt’ora la memoria, nonostante abbia chiuso i battenti oltre cinquant’anni fa.
Sulla sinistra, l’Hortus Unicorni, un parco botanico di circa un ettaro in cui si può passeggiare tra meravigliosi fiori: peonie, magnolie e iris. A destra, invece, Villa San Cipriano, che sembrerebbe aver avuto origine da un monastero.
Poco prima del bivio per San Michele, sempre sulla sinistra, il Castello di Santa Maria, un antico convento del 1600, ora elegante location per cerimonie.
Appena ci siamo inoltrati nell’abitato di San Michele abbiamo notato che il paese è tutto in discesa, e il punto culminante è proprio la piazza che ospita il Palazzo, certamente la meta più interessante.
Una fontana, abbellita dall’opera manuale dei bambini del luogo, ci fa capire che nei giovani è viva la voglia di dar lustro al proprio paese, nonostante non siano in molti ad abitarlo. Sempre in cima alla salita che conduce alla piazza principale, si erge la Chiesa di San Gorgonio, attorno ad essa poche case che costituiscono una vera e propria zona. I Sanmichelesi (sammicchelesi, la forma dialettale) identificano le stesse dicendo proprio “su a San Gorgonio”.
Poco distante, e visibile dalla strada, vi era una segheria che forniva alle aziende della zona cassette in legno per la frutta; sulla via, invece, la vecchia scuola, ora trasformata in ostello per la gioventù, che ha ospitato diversi anni fa dei giovani di diverse nazionalità arrivati in paese per restaurare, coordinati dal Direttore del Museo di Berna Erasmus Weddigen, l’antica Chiesa di San Michele Arangelo.
Più avanti i giardini pubblici, un negozio di generi alimentari e un forno. La strada si apre poi sulla Piazza del Municipio: San Michele, fino al 1927, anno in cui fu promulgato il Regio Decreto sul riordinamento delle Circoscrizioni Provinciali, costituiva da solo un comune. Da quel momento in poi divenne frazione della vicina Civitella d’Agliano.
A sinistra, una strada accompagna il visitatore in zona Felceti dove, in un giardino, si possono scoprire installazioni naif. A metà salita la chiesa parrocchiale, attualmente chiusa per lavori di restauro.
Abbiamo parcheggiato la nostra macchina a lato della strada, dato che un carro funebre sbarrava l’accesso alla destinazione prestabilita. Il traffico non è certo un problema per gli abitanti del paese, così come non lo è il parcheggio.
Sulla via, Carlo, la nostra gentilissima guida “sammicchelese doc”, si è fermato a salutare un uomo del paese, il signor Francesco, carabiniere in pensione e abilissimo scultore che produce le proprie opere in un vero e proprio laboratorio al di sotto del ponte che collega il borgo al castello.
Abbiamo avuto così la fortuna di ammirare le sue splendide creazioni in marmo di Carrara, e lui dopo averci accolti come degli amici e guidati nel suo atelier, ci ha offerto un buon bicchiere di vino casereccio, al quale abbiamo, scioccamente, rinunciato.
Dal livello in cui si trova la proprietà del signor Francesco, Palazzo Montholon, appare in tutta la sua grandezza. Un tempo, un ponte levatoio, di cui sono visibili dei frammenti di epoca longobarda, permetteva l’entrata al castello. San Michele in Teverina, difatti, fino al 1726 era conosciuto col nome di Castel di Piero, data la sua fondazione, che avvenne nel 1164 ad opera di Pietro di Mugnano. Fu inizialmente assoggettato alla città di Orvieto ed i signori locali furono sempre al servizio della Santa Sede. Per lungo tempo ne fu proprietaria la famiglia Baglioni, che deteneva diversi feudi nella zona, eccezion fatta per la vicina Civitella d’Agliano dove avevano il controllo i Monaldeschi.
La piazza su cui sorge il palazzo, è chiusa tra alcuni edifici e ospita diverse costruzioni, tra cui le abitazioni e i magazzini del castello.
La Chiesa di San Michele Arcangelo è adiacente a Palazzo Montholon. La prima pietra del tempio cristiano venne poggiata nel 1168, sono stati quindi necessari diversi interventi di restauro: l’ultimo realizzato alcuni anni fa. Il principe, da una delle stanze della propria dimora, riusciva ad assistere alle celebrazioni. Al suo interno, solitamente spoglio, sono ora custoditi le salme di San Bartolomeo e di Sant’Augustale, giovanissimo martire ritrovato nelle catacombe romane. A lato spicca il pesante Crocifisso che viene portato in processione dai fedeli del paese. La chiesa più antica di San Michele in Teverina, intitolata a Sant’Antonio, si trova, invece, di fronte alla valle.
Nel palazzo baronale abbiamo trovato ad attenderci il signor Paolo, proprietario del negozio di generi alimentari del paese, che si è reso disponibile a farci da guida e ad illustrarci gli interni e la storia della proprietà.
Cinque larghe scale separano il portone d’ingresso dalla piazza e sull’ampia facciata si aprono molte finestre ed un piccolo balcone sovrasta, tipicamente, il portone.
All’interno la prima sensazione che assale il visitatore è la temperatura gradevole, favorita dalle spesse mura, successivamente le narici sono pervase dall’odore caratteristico della carta. La luce è piuttosto bassa, vista la profondità degli spazi e l’abitudine di tenere gli scuri delle finestre socchiusi. C’è silenzio, le nostre voci sembrano rimbombare in quei locali tanto spaziosi, costruiti l’uno dentro l’altro, come era tipico al tempo.
Nello studio del principe, è stata appagata la nostra voglia di storia dalla visione dei testi contenuti nelle librerie e dai vari registri appoggiati su mensole interne a delle nicchie. Aperto, su un leggio, un registro compilato con la tipica bella grafia tendente verso destra e dai distinguibili contorni impossibili da produrre senza l’ausilio di pennino e calamaio, oppure di una stilografica. Abbiamo poi sfogliato un singolare “giornale vinicolo italiano”, testimonianza delle coltivazioni presenti nella zona, datato 1900.
La nostra visita è proseguita per tutto il piano terreno del palazzo, dalle cucine alla sala attigua, fino alle numerose camere da letto, che si susseguivano una dopo l’altra. In quel momento abbiamo anche valutato l’ipotesi un po’ bislacca della presenza di qualche fantasma.
Per completare il palmo dei cinque sensi, dato che uno di essi non era ancora stato soddisfatto, siamo ricorsi alla fantasia, all’esoterico. Chissà se lo spirito di qualche nobile che ha abitato il castello secoli fa si muova ancora dentro le antiche mura? Chissà se qualche servitore insoddisfatto o maltrattato sia ancora prigioniero di quelle stanze dagli alti e affrescati soffitti?
Un piccolo montacarichi, utile nel trasporto della biancheria fa bella mostra di sé nel lungo corridoio che conduce ad uno spazio aperto. Di lì si scende verso i magazzini e nella cantina oscura, un tempo probabilmente prigione. Per mezzo di lunghi cunicoli, ci si ritrova nelle scuderie situate al lato opposto della piazza, ora alloggio di un’antica mietitrebbia, di vetusti arnesi da lavoro, ma con la peculiarità di avere beneficamente subito, alle pareti, interventi di arte moderna.
Il piano nobile di Palazzo Montholon, si fregia di molti ambienti preziosi, pareti e soffitti raffiguranti splendide immagini, cassettoni variopinti, mobilio più o meno antico, quadri e tappeti. I vecchi proprietari, una famiglia di commercianti italiani, sembra che abbiano venduto una buona parte degli arredi d’epoca, mentre l’ammodernamento di una delimitata zona, è opera di altri proprietari, finlandesi. Nella stanza del trono, un commovente ritratto, dipinto direttamente sulla parete, raffigura due ragazzi appartenenti alla famiglia finlandese, di profilo.
Dopo una veloce visita alle soffitte, e prima di lasciare il castello, che in futuro potrebbe essere aperto al pubblico così come lo è stato domenica 26 maggio per volere degli attuali proprietari, dei signori francesi, ci siamo introdotti nel luogo più spettacolare.
Come una sciarpa di vigogna, indossata sopra una giacca pregiata, ci è apparsa la grande terrazza che volge le spalle al mezzogiorno. Parte di essa costituisce una veranda in cui rilassarsi deve essere la cosa più naturale al mondo. Divani, tavoli, seggiole, materiale per dipingere e un potente cannocchiale d’epoca da cui il principe controllava che i contadini e i servitori lavorassero di gran lena le terre del feudo.
Niente al mondo sarebbe stato capace di farcene andare da quella terrazza che volge lo sguardo sui boschi e i calanchi, sulle antiche dimore, sui paesini che segnano il confine tra la nostra regione e l’Umbria, sul cielo azzurro e limpido di giugno. Soltanto il tempo c’è riuscito, acerrimo nemico delle nostre vite.
INIZIAMO CON IL MERAVIGLIOSO BORGO DI VITORCHIANO.
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/vitorchiano-un-altro-borgo-da-visitare-tra-storia-fascino-e-tradizioni_2154.htm
PER POI PASSARE AL BORGO DI ROCCALVECCE CON IL SUO CASTELLO DEGNO DI LUNGHE E APPROFONDITE VISITE.
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/il-gioiello-sulla-via-teverina-che-attende-di-essere-scoperto-roccalvecce_2079.htm
E COME NON VISITARE IL BORGO DI SANT'ANGELO CON I SUOI DISEGNI CHE CI RICORDANO LE FIABE!
SIPICCIANO, LA GLORIA DEI BAGLIONI
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/sipicciano-una-gemma-nella-valle-del-tevere_2196.htm
LA FORTEZZA DI GRAFFIGNANO, INTRODUCE AL PICCOLO E CURATO BORGO CON AFFACCIO SULLA MACCHIA
LA SORPRESA DI UN UN BORGO FANTASTICO: CIVITELLA D'AGLIANO