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Vitorchiano: un altro borgo da visitare, tra storia, fascino e tradizioni

di Daniela Proietti

Ci sono dei luoghi che ti entrano nel cuore, forse perché tante cose ti legano ad essi, o forse soltanto per la loro bellezza.

Vitorchiano, a pochi chilometri da Viterbo, è uno di questi. Tutti coloro che lo hanno visitato, conservano un ricordo positivo, che li spinge a tornare per percepire ancora l’atmosfera di pace che lo caratterizza.

Alcuni ritrovamenti ne daterebbero l’origine all’epoca del bronzo e il nome “Vitorchiano” (Vicus Orclanus) starebbe ad indicare la dipendenza dal centro etrusco di Norchia. Dopo esser stato, come gran parte dei piccoli centri del viterbese, castrum romano, combatté a lungo con la città che oggi è capoluogo della provincia cui appartiene.

Ma il cuore del paese, il borgo, è di chiara origine medioevale.

L’abitato antico, il sopracitato borgo, al quale si accede tramite una porta, Porta Romana, poggia su di una rupe di peperino che si protende verso nord. Tutt’intorno, è verde.

Per chi giunge a Vitorchiano da Grotte Santo Stefano, lo spettacolo offerto dalle case arroccate sulla pietra è impressionante. Il loro essere sospese sulla profonda valle sottostante, attraversata dal torrente Vezza, conferisce al paesaggio delle peculiarità equiparabili a pochi altri centri abitati.

Un moai, ottenuto da un blocco di peperino pesante trenta tonnellate e scolpito da undici indigeni dell’Isola di Pasqua, sita nell’Oceano Pacifico, a migliaia di chilometri dall’Italia, è uno dei rarissimi esemplari che si trovano al di fuori del territorio di cui sono originari, ammira, appunto, le case affacciate sulla valle.

Nella conca, tra la fitta vegetazione, è possibile individuare alcune statue, sempre realizzate nella pietra autoctona e la chiesetta di San Michele Arcangelo, patrono del paese, edificata nel 1358, di cui si celebra la ricorrenza l’8 maggio.

Vitorchiano, negli anni, si è fatto conoscere anche per le feste, religiose e non, che vengono celebrate. La Sagra del Cavatello, in estate, in cui si esalta uno speciale tipo di pasta locale, Peperino in Fiore, nel primo fine settimana di giugno, dove il grigio peperino viene reso multicolore da installazioni floreali, la Notte Rosa, in cui, stavolta, il paese si colora di rosa, il Natale e il Carnevale Vitorchianese. Sembra quindi che gli abitanti abbiano sempre voglia di festeggiare.

C’è da dire che la conformazione del luogo costituisce un ottimo palcoscenico. La porta principale, difatti, rappresenta l’unico punto di accesso e di uscita, fatta eccezione per la Porta Tiberina, che si apre sulla strada verso Bagnoregio, transitabile soltanto a piedi.

L’interno del borgo è un notevole scrigno di ricchezze, che ne testimoniano la storia millenaria. Racchiuso tra le sue intatte mura castellane risalenti al XII secolo, che stanno a testimoniarne l’origine, godeva addirittura di un ponte levatoio che permetteva l’ingresso da Porta Romana.

La città di Roma, ebbe un’influenza fondamentale nella vita del paese e ancora riveste un ruolo d’importanza notevole.  I vitorchianesi, nel basso medioevo, si ribellarono alla città di Viterbo e chiesero l’appoggio del Senato romano che, dopo aver vinto contro Viterbo, riconobbe Vitorchiano come proprio feudo. Questo patto di fedeltà perdura da più di otto secoli.

All’interno del bellissimo Palazzo Comunale, è possibile ammirare le divise dei Fedeli che, sembrerebbe, siano state disegnate da Michelangelo.

Alla liaison tra i due centri, è legata la figura del giovane pastore Marzio che, nell’intento di salvare il proprio paese dall’ulteriore terribile attacco da parte della città vicina, si lanciò in una corsa verso Roma, oltrepassando la fitta e temibile Selva Cimina e, una volta giunto alla meta, subito dopo aver chiesto aiuto, morì per la gran fatica. Anche se, secondo altre versioni, sarebbe morto per l'infezione provocata da una spina conficcata nel piede, durante la sua disperata corsa.

Passeggiando per le vie, strette tra le costruzioni di peperino, ci si imbatte in scorci pittoreschi e aperture che offrono panorami mozzafiato. Diverse ed interessanti sono le chiese, di Sant’ Amanzio, di Sant’Antonio, di Santa Maria, il Monastero di Sant’Agnese, tutte contenute all’interno della prima cinta muraria, nonché quelle che si trovano all’esterno di essa, soprattutto quel piccolo gioiello dell’ex Chiesa di San Pietro, oramai chiusa e in decadenza, ma con una lunghissima storia e delle particolarità, purtroppo poco valorizzate, come gli stipiti che si pensa siano originari di Ferento.

La fontana a fuso e il Palazzo Comunale con l’alta e panoramica Torre, la Casa del Vescovo e quella del Rabbino, il vecchio Monte di Pietà, divenuto poi archivio storico e contenente manoscritti antichissimi, e l’antico lavatoio, la Porta della Vergogna, in cui erano costretti a passare coloro che si erano macchiati dei delitti più gravi e la Porta della Neve, la casa di santa Rosa e  le mura castellane con i bastioni: a Vitorchiano, sebbene sia considerato e conosciuto come un paesino dalle dimensioni piuttosto ridotte, di perle da scoprire ce ne sono davvero tante.

Tra le cose che saltano all’occhio, nonostante dovrebbero essere normali e scontate, la pulizia e l’attenzione al decoro. Tra l’altro, il paese, si distingue per i vari progetti attuati relativamente alla raccolta differenziata e l’attenzione posta ad un sempre minor consumo delle sostanze plastiche. Comune virtuoso, non c’è che dire. Comune ben collegato e tranquillo, moderno e fedele alla tradizione.

Comune apprezzato dai turisti e sempre in crescita: tanti vi si sono trasferiti e i nativi vi restano.

“Si opri la finestra ngià sei sazio”, questo si sentiva ripetere dal padre lo scrittore e poeta Gilberto Pettirossi, vitorchianese innamorato, come è giusto che sia, della terra in cui è nato e vissuto. E noi non possiamo che convenire.

 

http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/il-gioiello-sulla-via-teverina-che-attende-di-essere-scoperto-roccalvecce_2079.htm

 

 http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/santangelo-arte-e-murales-ci-sono-ora-bisogna-dirlo-ai-turisti_2058.htm

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