di Daniela Proietti
In fondo trenta chilometri non sono molti, la strada è buona e per un lungo tratto non attraversa alcun centro abitato: cosa, questa, che la rende scorrevole.
Giunti a Bagnoregio, le indicazioni stradali per Lubriano sembrano sparire. In realtà si arriva in cinque minuti scarsi di macchina.
Il paese è indicato da cartelli marroni, utilizzati per le località turistiche e la dicitura specifica che il comune rappresenta il migliore affaccio sui Calanchi, una terrazza privilegiata.
“Calanchi e privilegi”, queste sono le due parole che mi verranno in mente quando penserò alla visita effettuata in questa rovente mattinata di fine luglio. Difatti Emilio, fondatore assieme all’avvocato Franco Fiorani (prematuramente scomparso nell’estate di due anni fa) dell’Associazione Calanchi Sessantatré, nata con lo scopo di promuovere il territorio, è stata l’attenta e scrupolosa guida (un privilegio, dunque) che mi ha accompagnata alla scoperta di questo silenzioso borgo che segna il confine del territorio viterbese con l’Umbria.
Appena si giunge a Lubriano, l’attenzione viene immediatamente rapita dalla regina della Valle di Calanchi, Civita di Bagnoregio, la cui fama negli ultimi anni ha varcato i confini regionali ed è divenuta un tesoro nazionale che punta ad entrare a far parte, assieme ai Calanchi, del Patrimonio Unesco.
La valle si apre in maniera aggressiva sotto gli occhi del visitatore. Il paesaggio è fatato, segnato dalla presenza di appuntite rocce argillose in erosione a causa degli agenti atmosferici. Nonostante il disegno che ne evidenzia la loro spigolosità, l’idea che ne deriva è di assoluta morbidezza, quasi fossero dei mucchi di talco profumato modellato con le mani. Il territorio si estende tra diversi comuni, da Bagnoregio a Castiglione in Teverina, da Civitella D’Agliano a Graffignano e a Lubriano, ovviamente.
Dal belvedere, uno dei numerosi salotti lubrianesi, posto all’ingresso del paese a circa 470 metri slm, si arriva in centro percorrendo una lunga ma lieve discesa.
Uno dei primi edifici che si incontra è quello che ospitava la scuola elementare, chiusa dal giugno del 2018. La perdita di una scuola, come mi è capitato di pensare più volte, rappresenta un evento negativo per la comunità, per motivi non difficili da immaginare.
A sinistra un bar con alcuni tavoli all’aperto dove, amabilmente, conversano alcune persone; poco più avanti una delle due macellerie che vendono la celebre e pregiata carne chianina. Lubriano è l’unico paese della Tuscia che può vantare la presenza di cinque stalle in cui vengono allevati capi di bestiame da cui ricavare le preziose carni. Grazie a questa prerogativa, viene organizzata anche una vera e propria Festa della Bistecca Chianina, che si svolge i primi di luglio.
L’abitato, che attualmente conta poco meno di 900 residenti, tra cui un centinaio di cittadini stranieri, si estende su un cordone tufaceo che si erge tra due valli. Il tufo è il materiale con cui sono state edificate le dimore. La pavimentazione, invece, è in basalto, una pietra lavica estratta dalle cave presenti nelle vicinanze, in territorio bagnorese.
Prima di entrare nel cuore del paese, nella parte antica, una grande piazza si apre nuovamente sulla vallata. Di lì, è visibile una strada, dalle sembianze di un lungo serpente adagiato sul colle che rappresenta un’ottima opportunità per il futuro del comune lubrianese. Tale passaggio, della lunghezza di tre chilometri, costituirà la via di fuga alternativa al ponte, in malaugurati casi di emergenza, per coloro che si recheranno a Civita di Bagnoregio. Oltretutto, spostandosi lungo questa strada, l’accesso al borgo sarà gratuito.
Sempre sulla piazza si erge la Chiesa di San Giovanni Battista Decollato, le cui origini risalgono addirittura al IX secolo. All’interno sono conservati i resti di San Procolo, pastorello morto a soli vent’anni e vissuto a cavallo tra il XIII e il XIV secolo. Si narra che il giovane, convocato dal papa, appese il proprio umile mantello ad un raggio di sole che filtrava dalla finestra. Sin dal tardo medioevo, il popolo, che ne invoca il nome, è devoto a Procolo che “dall’alto dei cieli sparge grazie, come gocce d’acqua, negli umili cuori” (R.D.)
A seguito della venerazione di Procolo, la seconda domenica di settembre, viene celebrato il suo ricordo portando in processione la sacra urna contenente la testa del Santo; al rito, partecipano le confraternite e l’intera popolazione.
Allontanandoci dalla piazza ci siamo inoltrati nell’antico nucleo abitativo.
Il silenzio pervade le vie del centro, interrotto soltanto da un leggero vocio; con gioia scopro che ogni casa è abitata, nonostante la popolazione negli ultimi anni sia calata di un centinaio di unità.
La parte sinistra del borgo offre lo spettacolo mozzafiato della valle, ogni scorcio mostra un affresco diverso. Raggiungo in fretta e con gioia le aperture che mi si presentano, ciascun parapetto concede soddisfazione alla vista.
Nella parte sinistra, quasi al termine del centro storico, è stato realizzato un teatro in grado di contenere circa cento spettatori. Entrando, mi ha colpita l’ordine e la cura che sembrerebbero appartenere ad una struttura funzionante. In realtà sono circa due anni che non vi si svolgono più spettacoli. Al Teatro dei Calanchi, sorto sulle macerie di un edificio del ‘700 dedicato a Sant’Antonio, la compagnia Teatro Null, metteva in scena ogni sabato rappresentazioni in grado di fare sold out. Gran parte del pubblico giungeva a Lubriano da altri centri, creando un indotto non indifferente. Chissà se qualche compagnia emergente vorrà riportare al vecchio splendore questo gioiellino?
Nei pressi del teatro, le varie zone prendono nomi particolari, come “Scenditoio” e “Piazzola”; passeggiando sulla superficie liscia grigio scuro, colore tipico del basalto, si arriva alla Casa dell’Angelica, una delle abitazioni più datate del paese. Proseguendo verso uno dei siti più importanti del posto, in via Nazionale, incontriamo una frutteria enoteca. Il mio accompagnatore, lubrianese doc, non perde occasione per farmela conoscere. La cordiale signora Luigina, mi mostra con orgoglio il suo negozio e gli invitanti prodotti della terra disposti nella parte centrale del locale. In fondo si accede ad una freschissima cantina.
Lubriano non ha una produzione vinicola rilevante, dato che molti dei vigneti sconfinano verso il territorio di Castiglione in Teverina e nell’orvietano.
Affannata da un caldo soffocante, mitigato da un leggero venticello tipico dei luoghi collinari, arriviamo alla piazzetta che ospita la secolare Torre Monaldeschi, eretta come punto di osservazione e avvistamento del feudo dell’antica famiglia.
Costruita attorno al XII secolo, aveva un’altezza originale di circa trentacinque metri. Nel 1695, un terribile terremoto colpì la Valle del Tevere, Bagnoregio e la zona del Lago di Bolsena. Questo tragico evento fece crollare la metà della torre. Si racconta che con le pietre franate vennero costruite le case circostanti.
“Mamma, guarda, fanno la festa!” queste sono state le parole di un bambino che ci ha visti entrare nella Torre Monaldeschi la quale, in genere, non è aperta al pubblico. E’ visitabile soltanto in occasione della Festa del Vino sotto la Torre, che si svolge in questi giorni, o su richiesta, rivolgendosi al comune. Un altro dei famosi privilegi di cui parlo sopra, è stato superare il dislivello segnato dalle scale in vetro e acciaio ed approdare alla cima. Di lì, il panorama è magnifico.
La Valle del Tevere, quella dei Calanchi, i Monti Amerini e Sabini, l’abitato di Bagnoregio, di Civitella d’Agliano, di San Michele in Teverina, di Orte e Civita di Bagnoregio, si stagliano in una successione circolare che non ci si stanca mai di ammirare. Un ponte, meno spettacolare di quello che arriva a Civita di Bagnoregio, percorribile in automobile, cattura la mia attenzione. Eretto nel 1958, collega il paese all’Umbria e alla vicino casello autostradale.
Numerosi sono i turisti che visitano Lubriano, in prevalenza stranieri, tra cui spiccano i cinesi e i giapponesi, molti dei quali clienti del ristorante posto all’interno di Palazzo Monaldeschi, “L’osteria del ponte”, che un tempo aveva la propria sede all’imbocco del ponte di Civita di Bagnoregio.
Lubriano, sebbene conti poco meno di 900 abitanti, può vantare numerose (128,5 su 1000 abitazioni) strutture di ricezione, secondo una ricerca svolta dal quotidiano “Il sole 24 ore” e riportata dalla testata online Tusciaweb.eu, preceduto a livello regionale soltanto da Ponza e Sperlonga. Anche il numero di ristoranti è rilevante: sette.
Tra questi il caratteristico “Il Frantoio” alloggiato all’interno di grotte naturali, che prende il nome proprio da un ex frantoio di cui sono conservate le vecchie attrezzature, tra cui una grande macina. Gli arredi sono particolarissimi, così come è stupenda la vista mozzafiato sulla valle. Le cantine, visitabili, contengono una moltitudine di vini pregiati.
Al limitare del centro abitato, nel luogo in cui avevo parcheggiato la mia macchina, mi sono soffermata ad ammirare la settecentesca chiesa della Madonna del Poggio da dove ogni anno, nella ricorrenza dell’Ascensione, la strada viene inondata di petali di fiori multicolori, che vanno a decorare il già pittoresco paese. La chiesa, sembra abbia una gemella in Svizzera.
Lubriano è un luogo magico, in cui gli abitanti custodiscono l’amore per la terra che li ha partoriti e li ha visti crescere.
INIZIAMO CON IL MERAVIGLIOSO BORGO DI VITORCHIANO
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/vitorchiano-un-altro-borgo-da-visitare-tra-storia-fascino-e-tradizioni_2154.htm
PER POI PASSARE AL BORGO DI ROCCALVECCE CON IL SUO CASTELLO DEGNO DI LUNGHE E APPROFONDITE VISITE
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E COME NON VISITARE IL BORGO DI SANT'ANGELO CON I SUOI DISEGNI CHE CI RICORDANO LE FIABE!
SIPICCIANO, LA GLORIA DEI BAGLIONI
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LA FORTEZZA DI GRAFFIGNANO, INTRODUCE AL PICCOLO E CURATO BORGO CON AFFACCIO SULLA MACCHIA
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/graffignano-l-ultima-meraviglia-prima-dell-umbria_2264.htm
LA SORPRESA DI UN BORGO FANTASTICO: CIVITELLA D'AGLIANO
SAN MICHELE IN TEVERINA, UNA TERRAZZZA SULLA VALLE DEI CALANCHI
UNA TORRE NELLA TORRE ED UN MAGNIFICO BORGO A BASSANO IN TEVERINA
IL CALORE E LA TRADIZIONE A CASTIGLIONE IN TEVERINA
ARTE, STORIA E TRADIZIONE NEL CASTELLO DI MONTECALVELLO, CON UNA GUIDA D’ECCEZIONE
MUGNANO IN TEVERINA: SILENZI E CULTURA
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