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Il gioiello sulla Via Teverina che attende di essere scoperto: Roccalvecce

 di Daniela Proietti

14 maggio 2019

Ha una forma allungata, che si eleva verso il cielo, un po’ come accadde al suo castello nel corso del XVII secolo.

Questa è Roccalvecce, l’antica Rocca del Veccio, dal nome del capitano di ventura che giunse nel borgo circa otto secoli fa e che costruì una torre di avvistamento utilizzata nelle guerre tra la Repubblica di Siena, lo Stato Pontificio e la Città di Viterbo.

Le antichissime origini del paese, lo fanno risalire ad insediamento etrusco e poi castrum romano. Successivamente passò in mano a diversi Signori.

Roccalvecce, posto a pochissimi chilometri da Sant’Angelo, paesino che si sta facendo apprezzare per i suoi fantasiosi murales, è un borgo che conta, attualmente, circa quaranta abitanti.

Per raggiungerlo è necessario percorrere delle strade piuttosto curvose immerse nel verde e negli, oramai, onnipresenti noccioleti.

La guida CAI che ci ha accompagnati, ci ha fatto notare una stradina, un tempo aperta anche al traffico automobilistico, per mezzo della quale è possibile arrivare da Sant’Angelo in breve tempo. Il percorso è inserito nel giro turistico della zona, nonostante la via sia invasa da arbusti e vegetazione spontanea di altro tipo. Proseguendo lungo una viuzza in salita, si incontrano numerose abitazioni, l’una unita all’altra. Non fa piacere notare che sono quasi tutte vuote e disabitate, ma questo sembra essere il destino dei piccoli centri ancora da valorizzare.

Dopo la terza curva, si apre la piazza principale del paese, sorprendentemente ampia, sulla quale si affaccia la vecchia scuola, chiusa, “Mario Viola”, intitolata all’eroe dei cieli, nato proprio in quella terra, che nel 1938 morì a causa di un incidente nell’Oceano. Un’ insegna indica un ufficio postale, anch’esso in disuso. Accanto, la Chiesa di San Paolo Apostolo.

Ovviamente la costruzione più importante è il Castello Costaguiti, di proprietà dei Marchesi Afan de Rivera Costaguti, il cui gentilissimo discendente Giovangiorgio ci ha accolti.

La costruzione originaria, che apparteneva alla famiglia viterbese dei Gatti, sembra risalire al 1200. Il piano nobile costituiva il tetto del castello e, successivamente, intorno alla metà del 1600, con l’arrivo dei Costaguiti, banchieri genovesi, vennero aggiunti i piani superiori.

La famiglia si stabilì a Roma per contribuire al finanziamento della Fabbrica di San Pietro. Giovanni Battista Pamphilj, Papa Innocenzo X, ripagò l’impegno economico concedendo ai Costaguti il titolo di marchesi e nominando, in seno alla famiglia, due vescovi.

All’interno della rocca è possibile ammirare ambienti totalmente inalterati e diverse tavole raffiguranti gli antenati della famiglia proprietaria, tra cui l’ammiraglio Angelo Costaguti e Vincenzo Costaguti, guardia nobile del papa durante il periodo napoleonico.

Tra le particolarità, il vano gazebo dipinto alla moda settecentesca nel XIX secolo, con le pareti interamente decorate come se fosse un vero e proprio chiosco.

Le stanze da letto del castello, adibito ad hotel di lusso, rispettano lo stile originario e possono essere visitate, così come la sala da pranzo in cui sono custoditi antichi specchi e ceramiche locali realizzate oltre tre secoli fa.

Scendendo ai piani inferiori, quelli più antichi, è possibile scoprire un profondo butto medioevale, luogo in cui venivano gettati i rifiuti, che erano successivamente ricoperti con della calce e un’antica cisterna romana, ora accessibile e visitabile, in cui veniva fatta decantare l’acqua piovana per renderla poi potabile.

Ciò che attrae l’attenzione è la presenza di due alberi genealogici della famiglia Costaguti che, nel 1876, trovandosi con la sola erede Maria Matilde e temendo di scomparire, si imparentò con i soldati combattenti spagnoli Afan de Rivera, cui unì il cognome, assicurandosi così la discendenza.

Molte delle armi presenti nei piani inferiori sono di chiara origine spagnola.

La visita al castello, possibile su prenotazione, apre uno spaccato importante su diversi secoli di storia.

L'ecursione al borgo di Roccalvecce è certamente caratterizzata dalla pace e dalla tranquillità che pervade le vie e le piazzette.

Ci auguriamo che le sue ricchezze, con il favore della vicinanza a Civita di Bagnoregio, riescano ad attirare un numero sempre maggiore di turisti, affinché il paese possa tornare a vivere.

Photogallery

Commenti

26/05/2019
03:49:34
E non sei arrivata alla fine... (inviato da Daniele )
Anni fa scoprì roccalvecce. Da anni cercavamo una casa fuori roma. E ci siamo innamorati di quella che oggi è l'ultima casa in fondo al paese con un paesaggio che si apre libero verso celleno e verso il cimino. Una vista mozzafiato che sono sempre orgoglioso di ammirare dal terrazzo più bello al mondo, il mio. ?

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