di Daniela Proietti
01 agosto 2019
Quando le nubi sono basse, Civita di Bagnoregio assume le forme di un’isola adagiata su un mare spumoso e bianco. Chi l’ha soprannominata “la città incantata”, deve averla vista sicuramente in queste condizioni atmosferiche.
Noi viterbesi, invece, la conoscevamo come “la città che muore”, nome davvero poco invitante. Nei miei ricordi di bambina non rappresentava certo una destinazione appetibile.
Civita era piccola e desolata. Suggestiva, per carità, ma di fascino ne mostrava ben poco.
Oggi, al contrario, è una delle mete turistiche più ambite del Centro Italia e, volendo spaziare, una guida uscita in Cina, la inserisce tra le quaranta città da vedere prima di morire.
Dal belvedere del comune bagnorese, che domina la valle, scendendo delle ripide scalette in pietra attorniate dalla natura impetuosa, si raggiunge il lungo ponte in salita. A destra, il ristorante “L’osteria del ponte” ora dismesso e collocato all’interno di Palazzo Monaldeschi nella vicina Lubriano.
Da quel punto in poi è necessario acquistare un biglietto del costo di 5 euro per poter accedere al borgo.
Percorriamo il viadotto sotto il sole a picco, sebbene rinfrescati dal naturale movimento dell’aria. Arrivo al termine del ponte con il fiato grosso, nonostante io non mi sia mai tirata indietro quando c’è da camminare.
Prima di entrare nel paese, in cui vivono stabilmente una decina di persone, un’affascinante costruzione suscita il mio interesse. Il proprietario dell’abitazione è un personaggio noto che non desidera si conosca la propria identità. Da alcuni anni, figure del mondo della cultura e dello spettacolo hanno individuato le potenzialità del borgo e hanno deciso di acquistare degli stabili, provocando un effetto alone che ha contribuito alla fama che oggi tutti le riconoscono.
Fondata cinque secoli prima della nascita di Cristo, la bella Civita accoglie i visitatori mostrando l’unica superstite delle cinque porte che vennero edificate, Porta Santa Maria o della Cava. La porta ha origini etrusche e si fregia di due bassorilievi che evocano la vittoriosa rivolta popolare contro la famiglia Monaldeschi, orvietana, del 1458. E’ necessario percorrere un breve tunnel, a sinistra del quale si trova un piccolo negozio di souvenir, per accedere alla piazza principale.
Piazza San Donato mi ricorda un po’, eccetto per le dimensioni, la senese Piazza del Campo; a terra non è mai stata posta una pavimentazione, il fondo è ricoperto dallo sterro proveniente dai resti delle case circostanti.
Sembra comunque che questo sia il fondo ideale per il “Palio della Tonna”, un rodeo svolto a bordo di asini, animali che rappresentavano l’unico mezzo di trasporto per i residenti della città che muore.
Questa rievocazione storica viene effettuata due volte l’anno e precisamente la prima domenica di giugno e la seconda di settembre, che nel 2019 cadrà il giorno 8.
Il nostro giro continua seguendo il lato nord, che si affaccia sulla Valle dei Calanchi e sull’abitato di Lubriano. Le case sono tutte molto ordinate e abbellite da fiori colorati che spezzano l’ocra del tufo. Dall’alto è visibile anche la strada che si sta realizzando per consentire una via di fuga alternativa al ponte.
Proseguiamo il nostro giro tra il reticolo di vie che si incrociano seguendo il modello antico romano che prevedeva il cardo e il decumano, osserviamo con piacere scorci affascinanti, palazzetti restaurati, dimora di personaggi noti o che ospitano bed and breakfast (sembra siano dodici), tavoli all’aperto che stanno a indicare la presenza di ristoranti, nei quali, devo ammetterlo, mi sarei fermata con piacere per consumare il pasto di mezzogiorno.
Civita di Bagnoregio, in contrasto con l’appellativo che le è stato cucito addosso, è un borgo estremamente vivo, e il fermento lo si nota dal via vai di turisti e di persone occupate nelle tante opere, atte a conservare e migliorare le strutture e a svolgere i vari servizi. La maggior parte dei visitatori che incontriamo è di origine asiatica, infatti sembrerebbe che il borgo debba parte della sua fortuna e della sua risonanza nel mondo proprio grazie al celeberrimo fumettista nipponico, Hayao Myazaky che, negli anni ’80, si ispirò a Civita di Bagnoregio per realizzare il fumetto “La città incantata”. Ecco spiegata la massiccia presenza di turisti giapponesi e cinesi (che pare seguano le medesime trasmissioni e la stessa musica). Si stima che circa trenta milioni di persone abbiano visto il video di cui il paese è protagonista. Quella che potrebbe sembrare una leggenda metropolitana, è stata confermata anche da un giornalista del Times che ha svolto una piccola indagine su questo fenomeno.
Verso est, la strada si piega in una ripida discesa interrotta a destra e a sinistra da strette viuzze. Una targa ricorda ai visitatori che in quel posto sono state girate alcune scene di una produzione inglese, “Pinocchio”. Grazie alla mia guida esperta (dell’associazione Calanchi Sessantatré, che si occupa della promozione del territorio), superiamo uno sbarramento e ci inoltriamo, sotto il sole alto, per una via sterrata e piuttosto angusta. Per caso alzo gli occhi su un’alta costruzione e scopro una chiesa diroccata, in cui è ancora conservato un crocifisso. Si tratta della Chiesa di San Bonaventura, dove il santo trascorse la propria adolescenza. Anch’essa, come numerosi edifici della zona, venne danneggiata dal terremoto del 1695. Restaurata, dovette essere abbandonata a causa delle frane, che tutt’ora colpiscono l’abitato, nel 1826.
La via su cui ci muoviamo compie una curva di 90° e ci introduce in un tunnel, il Foro, che sbocca sulla vallata e sulla via di fuga in via di compimento. Risaliamo in direzione dell’insediamento e ci dirigiamo nuovamente verso la piazza, che deve il suo nome alla chiesa che si affaccia su di essa, la Chiesa di San Donato. Costruita su un preesistente tempio romano, venne edificata nell’ VIII secolo. All’interno di essa, sono conservate le reliquie di Sant’Ildebrando vescovo, vissuto attorno al IX secolo. Dei grandi lampadari, colpiscono il mio sguardo, così come il contrasto generato dall’intonaco bianco delle colonne e il tufo delle pareti, il pulpito in legno posto a destra della navata centrale e il grande crocifisso ligneo risalente al XV secolo.
Uno dei gioielli che abbiamo avuto il piacere di apprezzare, sicuramente il più moderno, è il Museo Geologico e delle Frane (estremamente indicato per visite scolastiche), in cui siamo stati accolti dal cordiale e competente Luca, geologo facente parte dell’Associazione Geo Teverina che nel 2012 partì con un progetto lodevole e ambizioso che comprende l’allestimento dell’interessante museo che abbiamo avuto il piacere di visitare (l’ingresso è gratuito).
Ospitato al primo piano di Palazzo Alemanni, che si affaccia direttamente su Piazza San Donato, conserva alcune riproduzioni di opere caravaggesche. Ognuna delle quattro sale di cui dispone è ricca di elementi che chiariscono la formazione del luogo e le caratteristiche che gli sono proprie.
Con un linguaggio accessibile a tutti e specialmente ai profani come me, il dottor Costantini, racconta la lunghissima storia che ha vissuto Civita di Bagnoregio per diventare quella che vediamo ora. Si parte da tre milioni e mezzo di anni fa, quando la terra su cui poggiamo i piedi ora era completamente ricoperta dalle acque del mare che si spingevano fino alla dorsale appenninica.
Nella zona di Orvieto, in quell’epoca tanto lontana, vi era la spiaggia, di cui i ritrovamenti fossili ne testimoniano la presenza, mentre nella zona in cui oggi noi ci troviamo, che dista circa 10 km, c’era un fondale d’argilla sotto cento metri d’acqua, quelli che ora sono i calanchi. Il fondale marino senza più acqua, man mano, con il passare di migliaia di anni, si riempì di vegetazione e di fauna e rimase incorrotto per circa quattrocentomila anni. Seicentomila anni fa, in una fase successiva, spuntò il vulcano il cui cratere è ora il Lago di Bolsena che rimase in una fase di attività per cinquecentomila anni. Ogni strato visibile del terreno su cui poggia l’abitato, rappresenta una diversa eruzione.
Nel suo ultimo periodo di attività, la più violenta, si formò lo strato di ignimbrite, quello che noi conosciamo come tufo e che diede vita ad un altopiano vulcanico. Circa centomila anni fa iniziò una lenta erosione; ventimila anni fa due piccoli fossi, iniziarono a scorrere verso il Tevere scavando la valle: Civita si trova proprio tra questi due fossi.
All’epoca in cui arrivarono gli Etruschi, circa 2500 anni or sono, lo sperone su cui si trova ora il paese era molto più esteso e l’ampiezza della valle circa la metà; nel Medioevo il paese contava duemila anime e centinaia di case, mentre attualmente sono trenta. Nell’anno 2000 furono eseguiti importanti e seri lavori di consolidamento.
Uno dei problemi principali è sempre stato rappresentato dai collegamenti. In epoca mussoliniana venne costruito un ponte in pietra, simile ad una muraglia, che fu soggetto a continui crolli. Questo viadotto fu fatto saltare nel 1945 dai tedeschi in ritirata. Nei due decenni che seguirono, la via di comunicazione era costituita da una passerella, fino ad arrivare, nel 1965, al ponte che vediamo oggi.
Proprio quest’anno sono stati apportati dei miglioramenti, un vero e proprio restyling. I piloni, onestamente non belli da vedere, sono stati ridipinti con vernice tecnica che ha anche lo scopo di chiudere i fori che si formano; la ringhiera è stata risistemata dopo 53 anni dal suo posizionamento e lo stesso è avvenuto per i cordoli.
Anche la morfologia dei calanchi è cambiata, basti pensare che soli sessant’anni fa, ci si poteva camminare sopra. La zona, denominata Ponticelli, era caratterizzata da traversine che permettevano il passaggio dei pedoni, ne sono testimonianza le magnifiche foto in cui sono ritratte delle donne, abbigliate secondo la moda del dopoguerra, intente a percorrere i cosiddetti “ponticelli”.
Ma Civita di Bagnoregio ha anche un lato sotterraneo nascosto, la “Bagnoregio Underground”, degli acquedotti che, qualora venisse investita una somma di circa 200000 euro per l’adeguamento e la messa in sicurezza, potrebbero divenire visitabili. La zona rinascimentale degli stessi è piuttosto ampia e di una lunghezza pari a 900 mt.
Date tutte le ricchezze elencate, non è difficile pensare che nella frazione bagnorese giungano un milione di turisti l’anno. Nell’intento di gestire i significativi flussi, potrebbe essere utile e fruttuoso decentrare le presenze e creare una rete con i comuni circostanti che certamente non mancano di elementi interessanti.
Come per ogni cosa piacevole, giunge in fretta l’ora del congedo e noi scegliamo di salutare “la città incantata” gustando un ottimo aperitivo al bar “Da Peppone”, quello che una volta era l’unico punto di ristoro esistente. Stranamente, e questa è cosa rara in luoghi dove i turisti sono molti, i costi sono piuttosto contenuti. Evidentemente i ristoratori del posto hanno deciso di non lucrare in maniera eccessiva, visto che i prezzi esposti non sono affatto alti, anzi.
Salutiamo il borgo lasciandoci alle spalle una magnifica mattinata, in cui si è potuto toccare con mano e gustare con gli occhi, il successo (finalmente) meritato che ha avuto uno dei bellissimi borghi della nostra cara Tuscia.
Se Civita di Bagnoregio ce l’ha fatta, perché non investire anche su tutti gli altri preziosi frutti di quel magnificente albero che è il viterbese?
INIZIAMO CON IL MERAVIGLIOSO BORGO DI VITORCHIANO
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/vitorchiano-un-altro-borgo-da-visitare-tra-storia-fascino-e-tradizioni_2154.htm
PER POI PASSARE AL BORGO DI ROCCALVECCE CON IL SUO CASTELLO DEGNO DI LUNGHE E APPROFONDITE VISITE
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/il-gioiello-sulla-via-teverina-che-attende-di-essere-scoperto-roccalvecce_2079.htm
E COME NON VISITARE IL BORGO DI SANT'ANGELO CON I SUOI DISEGNI CHE CI RICORDANO LE FIABE!
SIPICCIANO, LA GLORIA DEI BAGLIONI
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/sipicciano-una-gemma-nella-valle-del-tevere_2196.htm
LA FORTEZZA DI GRAFFIGNANO, INTRODUCE AL PICCOLO E CURATO BORGO CON AFFACCIO SULLA MACCHIA
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/graffignano-l-ultima-meraviglia-prima-dell-umbria_2264.htm
LA SORPRESA DI UN BORGO FANTASTICO: CIVITELLA D'AGLIANO
SAN MICHELE IN TEVERINA, UNA TERRAZZZA SULLA VALLE DEI CALANCHI
UNA TORRE NELLA TORRE ED UN MAGNIFICO BORGO A BASSANO IN TEVERINA
IL CALORE E LA TRADIZIONE A CASTIGLIONE IN TEVERINA
ARTE, STORIA E TRADIZIONE NEL CASTELLO DI MONTECALVELLO, CON UNA GUIDA D’ECCEZIONE
MUGNANO IN TEVERINA: SILENZI E CULTURA
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/mugnano-in-teverina-il-borgo-adagiato-sulla-nebbia_2579.htm
UNO SPERONE DI TUFO NELLA VALLE DEI CALANCHI: LUBRIANO
(LINK DI SEGUITO) http://www.viterbox.it/rubriche/viterbox_15/lubriano-gli-occhi-sulla-valle-dei-calanchi_2621.htm