Viterbo, 21 settembre 2026
Come cambia la conoscenza di un'antica città quando la ricerca archeologica prosegue per oltre quarant'anni? E quale ruolo possono assumere lo scavo, lo studio e la documentazione del patrimonio nella sua tutela e valorizzazione? A queste domande sarà dedicato l'incontro "Cerveteri, 40 anni di indagini del CNR. Conoscenza, tutela e valorizzazione tra scavo e museo", in programma venerdì 25 settembre alle ore 17.00 presso il Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz di Viterbo, nell'ambito della seconda edizione della rassegna "Raccontare l'archeologia nella Tuscia", promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali Lazio del Ministero della Cultura.
Protagonista dell'incontro sarà Marco Arizza, Primo Ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, che accompagnerà il pubblico alla scoperta di oltre quattro decenni di attività di ricerca condotte dal CNR nel territorio di Cerveteri, l'antica Caere, uno dei più importanti centri del mondo etrusco. La presenza del CNR nel territorio cerveterano prende avvio agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, attraverso una collaborazione con gli organi di tutela del Ministero competente. Da allora, le attività di ricerca e di scavo hanno contribuito in maniera significativa alla conoscenza dell'antica città e del suo territorio, permettendo di approfondire la storia dell'area urbana attraverso lo studio di strutture, materiali e testimonianze archeologiche e di ricostruirne le trasformazioni nel corso del tempo.
Nel corso dell'incontro saranno ripercorsi alcuni dei principali progetti sviluppati negli anni, seguendo l'evoluzione della ricerca archeologica a Cerveteri e raccontando al tempo stesso le figure di studiosi e professionisti che hanno contribuito alle attività sul campo. Un lungo percorso nel quale scavo, documentazione, studio e conservazione si intrecciano e concorrono alla costruzione di una conoscenza sempre più articolata del patrimonio.
Un'attenzione particolare sarà dedicata anche al tema della tutela. Le attività di ricerca hanno infatti rappresentato un importante strumento di conoscenza e di controllo del territorio, contribuendo a contrastare le persistenti attività di scavo clandestino che nel tempo hanno interessato l'area di Cerveteri. La ricerca archeologica assume così una duplice funzione: da un lato consente di ricostruire e interpretare il passato, dall'altro fornisce strumenti fondamentali per riconoscere, documentare e proteggere le testimonianze che ne costituiscono l'eredità.
Il racconto si concentrerà inoltre sul rapporto tra scavo e museo, considerando il museo come uno dei luoghi privilegiati nei quali i risultati della ricerca possono essere conservati, interpretati e restituiti alla collettività. Le testimonianze e i dati emersi dalle indagini diventano così occasione di conoscenza e partecipazione, mettendo in relazione il territorio, il patrimonio archeologico e i luoghi deputati alla sua conservazione e comunicazione.
L'appuntamento del 25 settembre costituisce il settimo incontro della seconda edizione di "Raccontare l'archeologia nella Tuscia", ciclo di conferenze dedicato ai musei e al territorio, avviato nel mese di gennaio e in programma fino a dicembre. La rassegna coinvolge studiosi ed esperti provenienti da università, parchi archeologici e centri di ricerca, proponendo al pubblico occasioni di approfondimento sui diversi ambiti della ricerca archeologica.
Gli incontri, ospitati presso il Museo nazionale etrusco di Rocca Albornoz di Viterbo e il Museo archeologico nazionale dell'Agro Falisco e Forte Sangallo di Civita Castellana, affrontano temi legati alla storia e all'archeologia della Tuscia, aprendosi al tempo stesso a questioni di più ampio respiro nazionale e internazionale: dall'archeologia etrusca e falisca alla bioarcheologia, dalla tutela del patrimonio alle nuove forme di comunicazione e condivisione della ricerca.
L'incontro dedicato a Cerveteri sarà dunque l'occasione per ripercorrere una lunga esperienza di ricerca nel cuore dell'Etruria e per mostrare come quarant'anni di indagini archeologiche possano tradursi in nuova conoscenza, strumenti di tutela e opportunità di valorizzazione. Un'esperienza che evidenzia inoltre l'importanza del dialogo e della collaborazione tra istituti di ricerca, organi di tutela e musei, affinché il patrimonio archeologico possa essere non soltanto studiato e conservato, ma anche sempre più conosciuto, accessibile e condiviso.
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