Viterbo, 20 settembre 2026
La sera, qualche volta saltando la cena, partivo con il Vespone alla volta di Tarquinia Lido. Molti dei miei amici, quasi tutti proprietari di casa, passavano una lunga estate al Nando.
Per comprare i cornetti caldi da Cimoroni, prima di tornare a casa, dovevo fare almeno 15 minuti di fila. Arrivavo alle 3 circa, ma ero felice. Ero appena stato in un posto magico: pieno di luci, di ragazze abbronzate e bellissime. Erano estati magiche, con file interminabili di ombrelloni e tantissima gente. Leggo oggi i post di chi vive di turismo balneare al Lido e dice che non è più come una volta, lamentando incuria del territorio, attività che i primi di Settembre già chiudono, prezzi alti, case fatiscenti, eventi pochi e non sempre di livello, comunque poco idonei ad attrarre davvero o a riempire tutta la lunghezza del Lungomare.
A chi segue flussi e numeri, che a breve dovrebbero arrivare copiosi grazie al sistema della City Tax implementato da Gennaio 2026, lascio una seria e dettagliata analisi economica. Io, invece, provo a raccontare perché negli ultimi dieci anni ho visitato Tarquinia una sola volta e il Lido due volte. Sono stato in città, per l’apertura di una mostra collettiva del gruppo Arcaista, con la direttrice artistica di Tuscia in Fiore Laura Principi e l’artista Enrica Rocchini con un’opera esposta. Al Lido, una volta, ho guidato un pulmino carico di giovanotte sulla ottantina, per dare una mano a un amico che aveva organizzato un soggiorno per anziani.
L’altra perché un altro amico mi ha invitato a pranzo da Falcioni.
Permanenze per anziani e buona cucina, che qualcuno lamenta però come troppo cara.
In mezzo secolo Tarquinia è passata da essere una tappa quasi obbligata dell’estate a un luogo dove, almeno per me, “ci vado solo con un motivo preciso”.
I tempi d’oro sono passati.
Perché ritornino, e non sono sicuro che sia facile, serve una serie di azioni.
Servono cultura, valorizzazione del buon cibo (con in primis le tipicità del territorio, che non mancano), cura del territorio (intesa come decoro e pulizia), eventi forti e residenze comode.
Provo a fare qualche riflessione personale.
Seguendo un articolo apparso su La Fune, è nata a Tarquinia sui social una discussione che ha coinvolto circa 30.000 persone sulla possibilità di piantare alberi, in particolare sul lungomare.
Perché le pinete sono andate progressivamente diradandosi fino a rimanere semi spoglie? Perché le aree verdi sono poche e spesso abbandonare?
Resto basito. Ho scoperto che questa parola piace molto.
Giulio Della Rocca