Viterbo, 5 novembre 2026
Bolsena e Civita di Bagnoregio capitali dell’arte contemporanea 2028: Bravi!
Sorpresa sincera ed orgoglio territoriale. Stima per chi si è dedicato e speranze per un anno eccezionale in Tuscia: più turismo, più attenzioni, più entrate. Eppure qualcosa mi rode.
Quanto scritto sopra è quello che provo ma avverto anche frustrazione ed un pò di gelosia.
Un mio amico è appena stato in Umbria e mi ha detto che sono 50 anni avanti. Continuava a raccontare ed in me cresceva il disagio. Ho dovuto chiedergli di cambiare discorso.
Spesso parliamo di Toscana ed Umbria come miraggi. Similmente Bolsena e Civita. Sono avanti. Hanno capito che la soluzione per l’economia sono Turismo e Cultura. La soluzione per la riduzione delle nascite è più opportunità economiche.
E Viterbo? Cosa abbiamo fatto nell’ultimo mezzo secolo?
Voglio parlare della mia frustrazione. Oggi ce l’ho con tutti; con le amministrazioni degli ultimi 50 anni che non hanno capito che a Viterbo non servono centri commerciali o nuove palazzine ma esaltazione delle tradizioni. Ho il dente avvelenato con i progetti del PNRR, presentati dalla precedente amministrazione, che non prevedevano soldi per promozione territoriale, cultura ed esaltazione della nostra identità. Preferiamo fare polemica invece di costruire un mondo migliore. Oggi sono livido ma allo stesso tempo apprezzo i giovani ed abili sindaci, Andrea Di Sorte e Luca Profili, che sono intelligenti, capaci e determinati. Ma… la nostra Chiara Frontini non è certo da meno. La differenza è dove indirizzare le energie a disposizione. Ripeto ce l’ho con tutti perché penso che la città dei papi, delle terme e di San Pellegrino, della chiesa del Gonfalone, della macchina di Santa Rosa e dei tanti festival non è seconda a nessuno eppure arriviamo sempre ultimi.
Sono frustrato ma non rassegnato: ho ancora voglia di fare e credo molti condividano i miei sentimenti. Credo che Viterbo debba conquistare la leadership culturale per essere nei fatti il capoluogo della Tuscia. Abbiamo tutto, forse troppo… con l’eccezione delle piste da neve, ma quelle le lasciamo volentieri al Trentino. Vedo chiaramente sia modi che motivi per cui Viterbo debba assumere la leadership della terra che amo. Invece sembriamo non avere mai un piano. Per il successo manca una direzione precisa perché nessuno ferma una comunità unita nei valori che condivide un comune obiettivo.
Il nostro problema? Vorremmo il primato ma usiamo male le energie.
Entro nel merito. Il regno di Babbo Natale chiama visitatori da tutta Italia. San Pellegrino in Fiore da tutta Europa. La macchina di Santa Rosa visitatori e persone che vedono la diretta da tutto il mondo. Le terme sono ormai partite con molti stabilimenti funzionanti. Le stesse Bolsena e Civita attraggono moltissimo, un pò come il Sacro Bosco di Bomarzo o il maestoso palazzo Farnese di Caprarola. Abbiamo meraviglie monumentali, paesaggistiche, storiche, commerciali, eventi laici-religiosi, festival e parchi naturali ma scollegati. Manca la leadership di Viterbo che le coordini. Manca una narrativa che spinga una percentuale importante di visitatori di una qualsiasi destinazione in Tuscia a spargersi sul territorio. Manca la consapevolezza di cosa renda attraenti queste unicità per poi metterle insieme: tradizione, esaltazione dell’esistente, storia e cultura. In una parola valorizzazione delI’IDENTITÀ.
Si può creare qualcosa dal nulla ma meglio e di sicuro successo se concentrassimo le energie sull’esaltazione dell’esistente. Turisti ospiti e cittadini rispondono sempre a proposte identitarie. Servono “consapevolezza, identità e pianificazione” e tutto funzionerà. Faccio spesso l’esempio di un piccolo sistema, Villa San Giovanni in Tuscia, che gode di una nuova primavera grazie al Cammino dei Tre Villaggi, a Tuscia in Fiore, al tempo pieno a scuola ed ad una comunità che si è stretta intorno alla voglia di fare. Certo dimensione minore ma esempio virtuoso. Salendo nella scala, Caprarola, Bagnoregio, Vitorchiano, Bolsena etc, sono esempi chiarissimi in cui l’esaltazione dell’esistente dà risultati indiscutibili. La via da seguire è segnata: basta con soldi a ditte di fuori. Basta con follie irrealizzabili. Serve un modello economico basato sulla esaltazione di quanto già abbiamo che è tantissimo. Il successo ci attende.
Giulio Della Rocca