Viterbo, 30 luglio 2026
Il rapporto tra i commercianti ed una comunità non è solo vendere-comprare articoli.
I negozi, in particolare quelli al centro di ogni città, rappresentano presidio di legalità, ordine e controllo del territorio. Non solo, anche tradizione, rapporti umani intrecciati con tutti, cittadini e turisti, e cura di quello che da tutti viene percepito come “un bene comune” da difendere a denti stretti: il centro storico.
Non serve citare esempi, questo rapporto è spesso complicato, passa attraverso aspettative da parte di tutti e pressioni sui politici oltre che a tentativi di coalizzarsi, spesso infruttuosi. Però è ovvio che tutti noi, io per primo, abbiamo amici che sono commercianti in centro.
In dubbio non sono gli affetti ed il rispetto umano individuale con tutti loro, bensì la sensazione che non condividiamo intenti ed amore per la nostra città. Credo sia arrivato il momento di provare a cambiare la dinamica.
Fatto: grazie ad un bando della regione Lazio il comune ha messo insieme 32 botteghe storiche cui ha dedicato la galleria Faul. Esposti bellissimi supporti in ferro con altrettante foto.
Fatto: il bando prevede anche soldi per attività molto radicate e spesso in ottimo stato finanziario. Ben vengano aiuti economici e tutti gli incentivi per restare aperti. Però almeno parte dei soldi ricevuti potrebbero essere usati altrimenti.
Fatto: il resto della popolazione percepisce queste attività di lucro come tali e troppo spesso si aspetta da loro un comportamento nell’interesse di tutti. Ad esempio tenere aperto durante le feste o più in generale quando a noi fa comodo.
Fatto: il muro contro muro non porta mai a risultati positivi.
Questa la mia provocazione.
Non spendete tutti i soldi che il bando vi regala. Lasciatene una parte, ad esempio €1.000 o €500, da donare alla città. Per farne cosa?
Tutti subiamo i 37 gradi di questi giorni. A tutti piacerebbe trovare qualche albero quando dobbiamo attraversare una piazza. I 32 contributi si debbono spendere per realizzare vasi (grossi) da posizionare nelle piazza e piantarci alberi.
Dove? Nelle piazze troppo soleggiate. Ad esempio piazza del Comune, piazza san Carluccio, piazza del Sacrario e così via.
Quanti alberi per piazza? 3. Qualche panchina sotto per creare momenti di socialità.
Quali alberi? Facciamocelo dire dall’università.
Anche altri possono contribuire? Ma certo, le targhe sui vasi sono fatte per questo.
Debbono pagare il suolo pubblico? Non scherziamo. Li ingraziamo e basta.
Problemi? Si. Chi li annaffia? Credo che il comune potrebbe anche imparare a prendersi cura dei presidi verdi in città.
Che ne pensate?
Giulio Della Rocca