di Daniela Proietti
Lisbona, 7 novembre 2026
FR8196. È il numero del volo Ryanair partito dall'aeroporto di Roma Fiumicino alle 5:35 di venerdì 6 novembre e diretto a Lisbona.
Mi trovavo su quell'aereo, insieme ad almeno duecento persone. Il velivolo era completo, non un posto a sedere rimasto vuoto.
Come accade spesso nei voli del primo mattino, a bordo regnava il silenzio. Le luci erano basse, gli annunci ridotti al minimo, quasi a voler accompagnare i passeggeri nel loro riposo.
Il viaggio si è svolto senza particolari problemi. Poche turbolenze, se non nella fase finale, quando un'ampia coltre di nuvole ha avvolto l'aereo, nascondendo alla vista la terra verso la quale stavamo scendendo.
L'arrivo era previsto per le 7:55, ora locale, e la partenza era avvenuta regolarmente. Nessun ritardo.
Verso le 7:10, però, ci è stato comunicato che saremmo atterrati dopo circa un'ora. Qualcosa iniziava a non tornarmi. Qualche esperienza di volo ce l'ho e avevo l'impressione che i tempi si stessero allungando.
In realtà, siamo atterrati sostanzialmente nei tempi previsti, ma non abbiamo raggiunto il parcheggio assegnato. L'aereo si è fermato al centro di un enorme piazzale, lontano dalle normali operazioni di sbarco.
A quel punto si sono aperti i microfoni.
A parlare era il comandante che, con un tono del tutto neutro e rassicurante, ci ha informati che durante la discesa era stata segnalata un'anomalia e che, pertanto, stavano proseguendo i controlli già avviati durante il volo.
Nient'altro.
La sosta in quell'area è durata quasi un'ora. Nessuna ulteriore spiegazione, nessuna indicazione sulla natura del problema.
Solo successivamente abbiamo appreso che il nostro volo era stato interessato da un allarme bomba.
Un particolare merita di essere aggiunto al racconto. Mentre eravamo ancora bloccati a bordo dell’aereo, i telegiornali nazionali stavano già diffondendo la notizia di alcuni allarmi bomba, senza tuttavia precisare quali fossero i voli coinvolti. Chi, tra i passeggeri, era in contatto con l’esterno aveva iniziato a ricevere queste informazioni. E, inevitabilmente, la tranquillità di poco prima aveva lasciato spazio a una crescente inquietudine.
Secondo quanto riportato dalle notizie diffuse sull'accaduto, la polizia portoghese ha effettuato controlli sull'aeromobile, senza rinvenire esplosivi né oggetti sospetti.
Secondo quanto riferito dalla stampa portoghese, la segnalazione sarebbe arrivata alle autorità alle 7:20 e avrebbe riguardato anche il volo Ryanair FR8197, in partenza da Lisbona e diretto a Roma, che avrebbe dovuto essere effettuato con lo stesso aeromobile appena atterrato. La polizia portoghese ha quindi avviato le verifiche previste, al termine delle quali non è stata riscontrata la presenza di esplosivi o altri oggetti sospetti.
Una notizia rassicurante, naturalmente, ma che ha dato un significato completamente diverso a quell'attesa trascorsa in mezzo alla pista.
A bordo, stranamente, le reazioni erano state poche, quasi nulle. Soltanto un ragazzo, visibilmente innervosito e sospettoso, si era alzato dal proprio posto, manifestando ad alta voce la sua preoccupazione. Gli era stato chiesto di mantenere la calma e di tornare a sedersi.
Devo essere sincera. In quel momento non ho avvertito la benché minima paura. Forse perché eravamo già a terra e, istintivamente, associavo l'atterraggio alla fine di qualsiasi possibile pericolo.
Ma quando ho saputo dell'allarme bomba, una domanda me la sono posta.
E se fosse stato vero?
Se davvero ci fosse stato un ordigno a bordo, quell'ora trascorsa in attesa di lasciare l'aereo non avrebbe potuto mettere a rischio l'incolumità di oltre duecento persone?
C'erano bambini, un neonato, persone anziane, tanti ragazzi. C'eravamo tutti noi, ignari di quanto stesse realmente accadendo. E c'erano le persone che ci aspettavano, o con le quali eravamo in contatto, che iniziavano a domandarsi che cosa stesse succedendo.
Non conosco i protocolli di sicurezza aeroportuale e non posso sapere quali valutazioni abbiano portato a mantenere i passeggeri a bordo durante i controlli. È possibile che quella decisione rispondesse proprio alla necessità di garantire la nostra sicurezza.
Resta, però, un interrogativo.
Per quasi un'ora siamo rimasti seduti su un aereo che aveva appena ricevuto una segnalazione potenzialmente gravissima, senza conoscere la reale natura dell'allarme.
E forse è proprio questo l'aspetto che più mi ha colpita: la tranquillità con la quale abbiamo vissuto una situazione che, soltanto dopo, abbiamo compreso avrebbe potuto avere conseguenze ben diverse.
Siamo scesi dall'aereo, abbiamo recuperato i bagagli e ripreso il nostro viaggio.
Come se nulla fosse accaduto.
E, fortunatamente, nulla è accaduto davvero.