di Lucio Matteucci
Viterbo, 5 agosto 2026
Ci sono dettagli che raccontano una città molto più di mille proclami. Basta passeggiare per il centro storico di Viterbo per accorgersi che qualcosa non torna. Le fotografie parlano da sole: aiuole lasciate all'incuria, arbusti ormai completamente secchi in piazza del Plebiscito e in piazza della Rocca, piante mai sostituite e verde pubblico che, in piena estate, restituisce un'immagine di abbandono più che di accoglienza.
Alle immagini del centro si aggiungono quelle dei parcheggi cittadini, dove le fioriere e le aiuole mostrano lo stesso identico scenario: cespugli rinsecchiti, vegetazione lasciata a sé stessa e un colpo d'occhio che difficilmente può definirsi decoroso. Un biglietto da visita ben poco invitante per chi arriva a Viterbo.
Eppure siamo nel periodo in cui la città dovrebbe mostrarsi nel suo abito migliore. Turisti italiani e stranieri passeggiano tra San Lorenzo, piazza del Comune e il quartiere medievale, ma ciò che vedono non sempre rende giustizia alla bellezza del capoluogo della Tuscia.
Emblematica è la situazione della Macchina di Santa Rosa. L'amministrazione ha scelto di montarla già nel mese di luglio, con l'intento dichiarato di permettere ai visitatori di ammirarla per più tempo. Un'idea che, sulla carta, poteva anche avere una sua logica. Ma una buona intuizione, senza una strategia, rischia di trasformarsi in un'occasione mancata.
La Macchina è lì, imponente come sempre, ma soffocata dalle automobili parcheggiate ai suoi piedi, senza un'adeguata valorizzazione, senza una campagna di comunicazione capace di richiamare visitatori, senza un percorso che accompagni chi arriva in città a scoprirne la storia. È difficile immaginare un simbolo tanto importante trattato con così poca enfasi.
Qualcosa, però, si muove nella direzione giusta. Il restauro dell'orologio della torre di San Sisto restituisce decoro a uno degli scorci più fotografati della città. È un intervento apprezzabile, che dimostra come, quando si vuole, il patrimonio cittadino possa essere curato.
Resta però una domanda inevitabile: se si riesce a ripulire un orologio, perché non si riesce a mantenere vive le aiuole, a curare il verde dei parcheggi o a trasformare la presenza della Macchina di Santa Rosa in una vera attrazione turistica? Viterbo merita molto di più di una manutenzione a metà e di buone idee lasciate senza il coraggio di essere portate fino in fondo.