di Floriana Floris
Viterbo, 26 ottobre 2026
Viterbo celebra la restituzione alla città di un luogo dal profondo valore storico e culturale. Si sono conclusi, infatti, i lavori di restauro e riqualificazione che hanno interessato l'area dell'ex chiesa delle Fortezze e lo spazio circostante, un progetto che trasforma una zona da tempo degradata in un nuovo parco archeologico e in un'arena all'aperto pronta ad accogliere spettacoli ed eventi.
L'intervento, presentato ufficialmente alla cittadinanza, ieri, è il frutto di una sinergia tra Comune e Soprintendenza, articolata in due appalti distinti ma coordinati. Da un lato, il progetto esterno finanziato con fondi Pinqua e curato dall'architetto Cristina Tullio che ha ridisegnato la passeggiata attorno alle mura, collegandola all'illuminazione monumentale e a piazza Crispi. Dall'altro, il recupero interno sostenuto dai fondi PNRR che ha permesso il restauro di ciò che rimaneva della struttura della della chiesa e dei suoi affreschi.
Santa Maria delle Fortezze rappresentava, nel Cinquecento, un’icona del Rinascimento e il primo edificio visibile per chi giungeva a Viterbo da Roma. La sua struttura a pianta centrale, originariamente cupolata, ha subito una trasformazione drammatica a causa dei bombardamenti del 1944, che colpirono le facciate nord, sud ed est. Nel dopoguerra, il Genio civile ne richiese la demolizione totale, scongiurata solo grazie al vincolo di tutela del 1909, che permise di salvare la struttura oggi visibile. Nel tempo, la perdita della cupola e l'incuria avevano trasformato l'edificio in un fondale urbano, privando i cittadini della consapevolezza della sua importanza storica.
Ne illustrano, fieri, i risultati il vicesindaco Alfonso Antoniozzi, l’assessore Emanuele Aronne, la Soprintendente Margherita Eichberg, l’architetto Federica Cerroni, l’archeologa dott.ssa Beatrice Casocavallo e lo storico dell’arte dott. Saverio Ricci.
Il vicesindaco Antoniozzi, portando i saluti della sindaca Frontini e dell'intera amministrazione, ha ripercorso la storia recente di questo luogo, ricordando le difficoltà del passato, quando lo spazio era soffocato dal traffico e dall'assenza di una funzione culturale. "Uno dei miei sogni particolari - dice - è sempre stato vedere questo spazio restituito alla funzione che era stata immaginata all'epoca", ha dichiarato Antoniozzi, sottolineando come le gradinate presenti richiamassero l'idea di un teatro o di uno spazio performativo. Grazie ai fondi PNRR, questo sogno si è concretizzato, "Viterbo ritorna ad avere questo spazio come parco archeologico, ma anche come spazio dedicato agli spettacoli all'aperto nel cuore della città e con l'arrivo della prossima stagione estiva, questo luogo, si candida a diventare un punto di riferimento per la vita culturale viterbese”.
L’assessore Aronne definisce questo progetto un lavoro "fatto a quattro mani", tra Comune e Soprintendenza, spiegando come l'allestimento interno sia stato studiato per rendere leggibile la storia dell'edificio, che un tempo era una chiesa di grandi dimensioni, oggi visibile solo in parte.Tuttavia, il messaggio più forte dell'assessore è rivolto alla cittadinanza. "La città siamo noi, non è l'amministrazione, questi spazi vanno tenuti come fosse casa nostra" e ha invitato i viterbesi a prendersi cura del bene comune. "Ora siamo noi viterbesi che ce lo dobbiamo meritare", ha concluso, sottolineando che la vera differenza tra "usare" una città e "viverla" risiede proprio nel senso di responsabilità collettiva verso i luoghi che ci appartengono.
“L’intervento, inserito nell’ambito del finanziamento Caput Mundi - spiega la Soprintendente Margherita Eichberg - si inserisce in una strategia più ampia per offrire ai pellegrini e ai turisti del Giubileo 2025, e del futuro Giubileo straordinario del 2033, un’offerta culturale inedita. Il costo totale dell'operazione è stato di 700.000 euro, una cifra modesta rispetto ad altri interventi PNRR e il lavoro non si conclude qui, il Ministero ha infatti già concesso un ulteriore finanziamento che permetterà di proseguire l'opera di recupero e valorizzazione del sito”.
La dott.ssa Beatrice Casocavallo spiega i risultati delle indagini archeologiche condotte all'interno e all'esterno della chiesa, inclusi i ritrovamenti di sepolture, Le indagini hanno rivelato dati inediti riportando alla luce sepolture, tra cui quella del colonnello Gazzi e del notaio Salendi che la frequentazione di quel luogo fin dal XII secolo. Tra le scelte conservative spicca il mantenimento delle mattonelle in graniglia, testimonianza dell'uso ottocentesco dello spazio come ricovero per carri funebri, evitando di forzare una ricostruzione in cotto, Il fronte murario è stato oggetto di una stonacatura per distinguere le parti interne dalle facciate esterne, mentre le arcate sono state ricostruite per suggerire la volumetria della cupola perduta.
L’architetto Federica Cerroni Illustra il progetto di restauro, le scelte tecniche, la riconfigurazione dello spazio e la storia architettonica dell'edificio. “Tra le scelte conservative - dice - abbiamo voluto conservare le mattonelle in graniglia, testimonianza dell'uso ottocentesco dello spazio come ricovero per carri funebri, evitando di forzare una ricostruzione in cotto, Il fronte murario è stato oggetto di una stonacatura per distinguere le parti interne dalle facciate esterne, mentre le arcate sono state ricostruite per suggerire la volumetria della cupola perduta”.
Lo storico dell'arte Saverio Ricci ha invece approfondito lo straordinario ciclo pittorico rinascimentale delle nicchie absidate, risalente ai primi decenni del '500, le cui raffigurazioni della Sibilla eritrea e dell'Assunzione della Vergine richiamano direttamente la Cappella Sistina e il Perugino per glorificare la casata dei Della Rovere e il vescovo Ottaviano Riario, nipote di Sisto IV nominato da Giulio II. Questa chiesa, la cui frequentazione risale al Medioevo per la devozione a un'immagine mariana, sorgeva strategicamente a ridosso delle fortificazioni cittadine, elemento da cui deriva il nome stesso di Santa Maria delle Fortezze, e rappresenta oggi una testimonianza storica unica che unisce il glorioso passato rinascimentale al travagliato percorso di salvaguardia e rinascita del Novecento.
Il restauro di Santa Maria delle Fortezze segna un traguardo fondamentale per la valorizzazione del patrimonio cittadino, restituendo alla comunità un monumento simbolo del suo illustre passato.